Davide's profileFaTeVi dARe uNa VisITIna...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
FaTeVi dARe uNa VisITIna da dr.ego/_-' dave '-_\ |
||||||||||||||||||||||||||
September 21 la morte di un amicoDOMENICO sei stato mio amico e compagno nell'avventura della kick boxing e della life combat..
la notte ti ha portato via da questo mondo.. ma sarai sempre con noi.. ci hai lasciato e ora.. silenzio September 16 Festa medioevale a POZZOLOsiete tutti invitati alla FESTA MEDIOEVALE di Pozzolo Formigaro (paese in cui abito).. ..questa festa.. sperando nel bel tempo è quella che ritengo la più interessante da vedere che si sia mai vista nel mio paesuncolo. 20/09/2008 Festa Medioevale a Pozzolo Formigaro Sabato 20 e domenica 21 un tuffo nel passato, nell'affascinante clima medioevale. Programma di sabato 20: ore 20.00 cena medioevale nelle cantine del Castello con intrattenimento e falconeria a cura dell'orine di S. Michele. Musica Medioevale con Ghironda (per prenotazioni contatare la Pro Loco Pozzolese tel. +39 0143 418557 dal lunedì al venerdi dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 14.00 alle ore 17.00) ore 22.00: Spettacolo di Giocolieri, Giullari e SPUTAFUOCO in Piazza Castello, a cura dell’Associazione Culturale “Jannà Tampé" Programma di domenica 21:festa medioevale Per tutto il giorno in piazza Castello: Mercatino medioevale “I Mercanti del Tempo” Accampamento militare & scene di vita Medioevale nel Borgo “Ordine S. Michele” Dalle ore 13.00 alla Locanda del Castello possibilità di ristoro per pranzo e merenda pomeridiana Alle ore re 15.00: Vestizione del Cavaliere & combattimenti medioevali (Ordine S. Michele) Alle ore 16.00: Spettacolo di Giocolieri, Giullari e SPUTAFUOCO (Ass. Cul. “Jannà Tampé”) Alle ore 16.30: processione Madonna Addolorata parrocchia di S. Martino, con la partecipazione della Corale Pozzolese in Costume Medioevale Alle ore 17.00: “Tra Demoni e Streghe”, spettacolo itinerante (regia di Domenico Bisio) Alle ore 18.00: Esercito medioevale in battaglia (Ordine S. Michele) Dalle ore 19.00 possibilità di degustare piatti medioevali nella cornice di Piazza Castello Alle ore 21.00: cortile interno Castello Medioevale - spettacolo teatrale: “PROCESSO ALLA STREGA” con “ORDALIA” e COMBATTIMENTO A LAME INFUOCATE MUSICHE ESEGUITE DALLA CORALE POZZOLESE diretta dal Maestro Lorenzo Caramagna. Apriranno lo spettacolo i GIOCHI DI FUOCO, a cura dell’Associazione Culturale “Jannà Tampé” http://www.distrettonovese.it/index.php?method=section&action=zoom&id=158 se riesco.. io mi vesto da frate affetto da lebbra col campanellino ![]() September 13 l'eredità dell'11 settembre dunque, dall'11 settembre 2001 il mondo è cambiato.. io ero al primo anno di università e solo allora mi affacciavo a cose molto più grandi di me.. figuriamoci ''allo scoppio di un fronte terroristico e di violenza come quello dell'11/9. quel pomeriggio sono stato tutto il pomeriggio davanti alla tv.. e ho persino pianto nel vedere in diretta quelle stramaledette immagini delle torri.. pensando.. ''ma dove cazzo è l'aviazione USA!! ma non reagiscono..''.. me lo ricordo benissimo. ho stramaledetto quei bastardi di talebani che hanno cambiato la vita di tutti.. la paura del terrorismo ha portato molte conseguenze.. figurati.. io.. quante volte andando giù a genova e pensavo e mi facevo venire l'ansia.. VERA!!!!! .. ..
''cavolo .. quei bastardi di talebani hanno fatto saltare in aria dei
treni a madrid. e quel tipo li seduto davanti a me .. sembra di
''etnia'' asiatica.. porta quella borsa con se.. è vestito come un
qualsiasi musulmano e sta leggendo in arabo!!! saranno mica delle
preghiere per sacrificarsi quando il treno arriva in stazione a genova?
.. cavolo .. oddio.. il treno è pieno zeppo di persone che vanno a
lavorare .. di studenti.. (e mi ricordavo nel frattempo lo sguardo
morto e dilaniato di quella pendolare sul treno a madrid.. che avevano
stampato in prima pagina il giorno seguente l'attentato).. che ansia'' e io andavo a genova .. chissà chi prendeva la metrò o i treni a milano/roma. il punto è questo i morti civili prima afghani poi iracheni.. per me derivano sempre dai talebani!! per me è colpa dei talebani, con l'11 settembre, che si è scatenata la forza prorompente delle bombe NATO.. quindi i morti civili.. secondo il mio punto di vista sono da ricordare insieme ai morti delle torri gemelle. l'unica differenza? i morti delle torri gemelle hanno una data che li commemora i morti civili in asia (ripeto .. derivati dalle azioni dei talebani) non hanno data che li ricordi! September 12 la vagina dentata.. Presentato all'edizione 2007 del Sundance Film Festival (dove la sua
protagonista, Jess Weixler vinse un premio) Denti (Teeth) è il
lungometraggio d'esordio di Mitchell Litchenstein http://www.youtube.com/watch?v=hP7abq13lm4 è in inglese.. ma si capisce! ha vinto un premio abbastanza prestigioso.. come mai? tutti impazziti? ..perchè anti-educativo? al contrario secondo me si parla del tema della verginità prima del matrimonio.. qualcuno ha scritto: ''Forse l'unico aspetto che salverei, è il conflitto interiore della ragazza nel concedersi o meno al presunto principe azzurro.'' ma secondo me è il tema principale del film.. il film di per se non credo volesse essere ne uno splatter ne altro ma qualcosa di ''coscienzioso'' scenografia.. nel film si parla di qualcosa che non necessita di grandi ''scenografie''.. e cmq l'angolo del laghetto è davvero stupendo effetti speciali: ora non diciamo che avrebbero dovuto mettere dei falli veri per rendere credibile la cosa ..forse perchè chi ha fatto il film aveva intenzione di mandare un messaggio coscienzioso piuttosto che simil-erotico? ps. curiosità.. ma siccome si vedono sempre le torri di raffreddamento di una centrale nucleare.. significa mutazione da radioattività? c'è sempre uno scopo utile nella ricerca scientifica? mi son posto delle domande:
estrapolato da: http://carlettodarwin.blogspot.com/2006/07/io-amo-ancora-lo-stato-3-il-cern.html Oggi parliamo di uno dei centri di ricerca più avanzato al mondo, l' ex Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire meglio noto come CERN. Un centro finanziato da 20 nazioni europee del quale l'Italia è co-fondatrice. Correva l'anno 1954 ed era il periodo in cui l'europeismo si manifestava nella creazione di decine di organizzazioni (come quelle per il commercio o per l'energia atomica). Già il fatto che la Svizzera ne faccia parte dall'inizio e che la sua sede si trovi proprio lì, deve dare un'idea di quanto sia importante un centro del genere per l'economia di un paese nel lungo termine. Per via dello statuto, alcune nazioni sono federate ovvero osservatori; poi ci sono quasi 30 di stati coinvolti in singoli progetti. Perchè esiste il CERN? L'istituto rappresenta la frontiera più avanzata della ricerca atomica. Da anni si concentra nello studio di particelle sub-nucleari mediante acceleratori e sistemi di misura molto complessi. Ora direte, e a me che mi frega? Oppure, perchè una persona ovvero un'azienda dovrebbe investire in una ricerca assolutamente inutile? Discorso sostanzialmente comprensibile. Per provare a farvi cambiare idea, vi invito ad un viaggio indietro nel tempo. Duecento anni fa non avevamo niente di tutto quello che è "elettronico". Niente di niente. Niente luce, niente telefono, niente computer, niente frigorifero, niente lavatrice; e poi niente satelliti, niente cellulari, niente radar, niente radio... Come è che sono "apparsi" questi e centinaia di altri strumenti fondamentali per la liberazione dell'uomo dalla schiavitù del lavoro come lo è stato per millenni? Sono apparsi perchè centinaia di menti malate, di università malate, di fondazioni malate e di governi malati hanno investito in ricerca pura e inutile. Più poi la complessità saliva, più salivano i costi, più alcuni attori uscivano di scena. La vasca a Via Panisperna era finanziabile da un privato, ma già la prima atomica non lo è stata. I transistor e i chip potevano nascere da un'azienda, ma la loro pervasività no. L'evoluzione darwinista della scienza ha fatto sì che per quasi un secolo, tutte le ricerche sull'elettricità, sull'elettromagnetismo, sulla fisica quantistica e su quella sub-atomica erano inutili. Tra la comprensione della fisica quantistica e la prima applicazione pratica "distruttiva" ci passano quasi cinquant'anni. Per avere la prima applicazione "costruttiva" altri dieci. Per avere i primi transistor commerciali altri dieci. Per avere i primi chip un'altra decina. Per avere l'ubiquità della tecnologia altri 30 anni. Insomma, una ricerca pura a livello nucleare diventa "pervasiva" nella società in scale del secolo. Finanziarle oggi vuol dire forse vederne le prime applicazioni pratiche. E sicuramente non vederne la pervasività in tutta la società. Sono casi in cui le aziende e anche le fondazioni si muovono con una certa comprensibile difficoltà a livello di business case. Perchè, e con questo torniamo al CERN, da un istituto del genere escono scoperte come "il bosone Z", oppure il nobel del team di Rubbia. Non escono certo i nuovi frigoriferi che non consumano quasi nulla. Che cosa potrebbe produrre per la società il CERN oggi, con il suo faraonico progetto dell'LHC, il Large Hadron Collider con annesso grid-computing? Niente, sono io il primo a dirlo; può darsi che in cento anni non ne esca niente. Oppure tutto; potrebbe essere che la comprensione del mondo sub-atomico ci apra la porta ad una rivoluzione nuova. Ora la domandina di economia: chi potrebbe finanziarlo? Quale azienda? La famosa FiNa Inc. ovvero la Finger Nano fondata nel 2065 nel garage di Cupertino da Bill Jobs che con le sue pellicole subatomiche da applicare sulle dita permetterà a tutti di vedere e toccare qualsiasi posto sulla terra? Se non vogliamo fermarci nell'evoluzione del progresso, è evidente che ci vuole uno stato; ovvero più stati se il progetto è grosso. Se poi andiamo su progetti epocali, come quello della fusione termonucleare controllata, allora ci dobbiamo mettere tutti assieme. Ovviamente sono finanziamenti che non devono assolutamente escludere quelli di privati, fondazioni o aziende che vogliono essere coinvolti in alcune fasi della ricerca; perchè dalle fasi singole si può ricavare un ritorno già di per sè enorme. Ma la questione fondamentale per me riguarda le tecnologie di passaggio, epocali, rivoluzionarie. Quelle che ci daranno, forse, beneficio tra cent'anni. Ed ho una sola risposta, lo Stato. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- September 10 prima pagina!! il cern ci risucchia!!!!![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() per leggere bene: cliccate sull'immagine con il tasto destro del mouse scegliete nel menù ''visualizza immagine''. in questo modo potete ingrandirla. September 05 quanto odio gli omofobi di entrambi i sessi..dai miei appunti di chimica farmaceutica:
September 03 magazine del corriere propone: L'italiano ai tempi degli smssul corriere.. è un po lunghetta ma piuttosto interessante.. ![]() COver story / sul magazine in edicola L'italiano ai tempi degli sms Vent’anni fa la minaccia erano il burocratese odiato da Italo Calvino e l’anglitaliano che storpiava tutto. Ora l’allarme è più sottile: scrittori che inseguono il parlato e un dialogo fatto di consonanti, in formato telefonino Se permettete inizio questa inchiesta sulla lingua italiana 2008 (come sta e dove va) dal mio nuovo telefonino che, quando suona la sveglia, mi propone due alternative: “Stop” o “Posponi”. La prima volta sono rimasto confuso o, come direbbe il commissario Montalbano (mia massima autorità linguistica), imparpagliato. “Posponi”? Poi ho capito che si trattava della seconda persona singolare del presente indicativo di posporre (mettere dopo, differire, posticipare): io pospongo, tu posponi, egli pospone... In redazione, facendomi le raccomandazioni di rito prima di cominciare l’inchiesta, mi avevano detto: «Stai attento ai telefonini, agli sms, è lì che sta nascendo l’italiano del futuro, è lì che scoprirai qualcosa di nuovo». E, invece, il “posponi” del mio telefonino mi ha riportato al passato, a vent’anni fa esatti quando, facendo un’altra inchiesta sulla lingua italiana, avevo scoperto che l’italiano correva due pericoli. Il primo era il burocratese, la lingua con cui lo Stato (o chi ne fa le veci) si rivolge ai cittadini. Il burocratese per me era simboleggiato da un cartello che avevo letto alla stazione di Firenze: “Questo sportello rimane impresenziato dalle 13 alle 15”. Ma non era più semplice dire che lo sportello rimaneva chiuso? No, il burocratese si spezza ma non si spiega. Aggiungo, anche se non c’entra nulla (apparentemente), che lo sportello in questione era risultato impresenziato anche a mezzogiorno e mezza. Il secondo pericolo per l’italiano del 1988 era racchiuso nelle due parole dell’insegna di un ottico milanese (“Occhial House”) e sintetizzava maccheronicamente il difficile rapporto con l’inglese. Vuoi vedere che, tra “posponi” e “Occhial House” (vent’anni dopo, l’insegna lampeggia ancora su viale Abruzzi a Milano), i problemi dell’italiano sono rimasti gli stessi di allora? E IL BUROCRATESE NON MUORE Ho sottoposto (e non posposto) i miei timori a due tra le massime autorità della linguistica italiana: i professori Gianluigi Beccaria e Luca Serianni. Beccaria, «il professore di italiano che tutti avremmo voluto avere», come dice Aldo Grasso, ha appena ripubblicato da Garzanti il suo indispensabile Per difesa e per amore (La lingua italiana oggi). Per quanto riguarda il burocratese il professore scuote la testa. La battaglia contro l’antiligua, così chiamava il burocratese Italo Calvino, è difficile da vincere. Il burocratese avanza. Conoscete qualcosa di meno burocratico della cioccolata? Bene, anche lei è stata colonizzata dall’antilingua. Il professore racconta di Gobino, il negozio di cioccolatini («il migliore che ci sia») vicino a casa sua a Torino: «Sembra di entrare in gioielleria, il negozio è di gran gusto, e mentre sei lì che aspetti e ammiri, e ti pare di essere in un altro mondo, vedi che, appiccicato al vetro del bancone, c’è scritto: “per chi vuol conoscere l’ingredientistica”. Ingredientistica?». Il professore è uscito di corsa dal negozio ma l’incubo non è finito. Perché, girato l’angolo, si è imbattuto in un distributore di sacchetti per “deiezioni canine”, poi in una “Scarpoteca”, quindi in una “Frullateria” e infine in un bar che reclamizzava: “Si effettuano panini”. E la sindrome Occhial House come procede? Qui il peggioramento è netto. Ormai tutto si pronuncia all’inglese. Il catalogo, raccolto negli anni dal professore, è esilarante (e un po’ preoccupante). Troviamo steig per il francese stage, Thomas Men, per il tedesco Thomas Mann (e Walter Bengiamin, per Walter Benjamin, Bitoven per Beethoven), absaid per abside (di una chiesa), sain dai per sine die. Tutto ascoltato in tramissioni radiotelevisive e, purtroppo, anche in aule universitarie. Dice Beccaria: «Ogni manager o persona in carriera usa anglismi a gogò perché altrimenti potrebbe essere tacciato di scarsa professionalità. E anglismi snobistici e inutili si usano spesso coi sottoposti, fanno più professional». Il professor Luca Serianni sta lavorando con la società Dante Alighieri a un progetto ambizioso: un museo della lingua italiana. C’è un’ipotesi di massima che prevederebbe addirittura tre sedi (per le tre capitali che ha avuto l’Italia: Torino, Firenze e Roma). Il museo sarebbe la naturale conseguenza della grande mostra Dove il sì suona. Gli italiani e la loro lingua allestita a Firenze nel 2003. Nell’occasione fu pubblicato un librone-catalogo, La lingua nella storia d’Italia, a cura proprio di Serianni. La tesi della mostra e del volume? Questa: «L’italiano del Duemila è tuttora più simile a quello del Boccaccio (e cioè al dialetto toscano trecentesco) che non a un pidgin italo-inglese». E se l’italiano non è diventato un pidgin (cioè l’ibrido che nasce dalla contaminazione tra lingua internazionale dominante, lingua nazionale e dialetti locali), il merito della salvezza «è stato in qualche misura di Nicolò Carosio e di Mike Bongiorno, di Orietta Berti e di Liala». Calcio, tv, canzonette e romanzi rosa hanno reso possibile il passaggio del testimone linguistico nazionale dalle mani di Dante (e di Boccaccio e di Manzoni) alle nostre. Così è andata, senza falsi moralismi, assicura Serianni. Ma ora così non va più. Il professore lancia un allarme, oltre a quelli sul burocratese e sull’anglitaliano del collega Beccaria, che riguarda l’impoverimento del lessico: «Aggettivi come “faceto” o “inane” rischiano di essere ignoti a una parte consistentemente alta di giovani». MEGLIO I GIORNALISTI CHE GLI SCRITTORI E stavolta non ci salveranno più Carosio, Bongiorno, la Berti e Liala. «No, questa volta il problema è diverso. Allora, parlo degli anni Cinquanta e Sessanta, si trattava di conquistare un italiano di base, un italiano minimamente condiviso di fronte all’uso diffusissimo e spesso esclusivo del dialetto. Ora quell’italiano di base ce l’abbiamo». Capisco, professore, adesso il problema è che quell’italiano è un po’ anemico, carente lessicalmente. Ma in questi casi il rimedio classico non è quello di leggersi un buon romanzo nazionale? «Gli scrittori non sono più modelli linguistici. Ha presente l’incipit di Come Dio comanda, il romanzo di Niccolò Ammaniti: “Svegliati, svegliati, cazzo”. Gli scrittori non inseguono più un modello letterario, cercano di aderire al parlato». E quindi non abbiamo più modelli? «Secondo me i modelli ci sono ancora e io li consiglio spesso agli stranieri che vogliono migliorare il loro italiano». E cosa consiglia? «Di leggere i buoni giornalisti. Un fondo di Alberto Ronchey è perfetto in questo senso». Grazie professore, finalmente una buona notizia, finalmente una cosa in cui i giornalisti non sono colpevoli ma addirittura additati a modello. Recupero immediatamente in archivio un editoriale del professor Ronchey. È del 13 giugno 2008. «Prevedeva Leonardo Sciascia: “Andremo sempre più a fondo senza mai toccare il fondo”. Ma forse, ora, si è toccato il fondo. Si può risalire? Per troppo tempo la politica italiana s’è dedicata a schermaglie di schieramento fra partiti e a contese ideologiche, trascurando i termini del generale dissesto. Tra i dati primari, oltre il debito pubblico e l’arretratezza delle infrastrutture, sarebbero da catalogare numerose questioni eluse finora, troppe. E chi se ne lamentava non era l’opposizione, ma la famosa voce del deserto. Voce che allora ha provato e oggi ancora prova stanchezza». Effettivamente una gran bella prosa, quella del professor Ronchey. Ma proprio leggendo questo suo editoriale mi torna in mente una vecchia convinzione. Non è l’italiano, come lingua, che sta male, nonostante gli sportelli impresenziati, i panini effettuati, i sain dai e gli Occhial House. A stare male è l’italiano come popolo. Ma questo lo sapete benissimo. Io avrei finito, dal punto di vista linguistico. I professori Beccaria e Serianni mi hanno tranquillizzato. La salute dell’italiano è accettabile. Ma in redazione sono invece apocalittici. Vogliono il grido di dolore, l’SOS, il risvolto inedito, il titolo da sparare. Io ci ho provato con la storia degli sms, delle mail, eccetera, che avrebbero rivoluzionato la lingua italiana. Ma i professori interpellati sono stati abbastanza pacifici sull’argomento. Hanno parlato di tachigrafia (bn = buonanotte, 10x = thanks, xiodo = periodo), ma non è una cosa grave. Insomma, nessuno scenario apocalittico. Quindi nessun titolo da scandalo per l’inchiesta. Nessun codice rosso è scattato per salvare la lingua italiana. Avevo quasi rinunciato e stavo per arrendermi quando nella posta ho trovato l’edizione 2009 della storica Smemoranda. Non è mai stata solo un’agenda, questa premiata invenzione della ditta Gino e Michele & Co. È stata, sin dall’inizio, un piccolo rapporto Censis sui riti, i miti, i tic, i totem e i tabù delle nuovissime generazioni. Mi è bastato sfogliarla per capire che la mia inchiesta era lì. Era nelle vignette che ironizzano sul computerese, sul telefoninese, sull’smsese. Sul lessico elettronico. Prendete la vignetta di Francesco Natali che ha per protagonisti un figlio e una mamma. Figlio: «Mamma esco… Se mi cerchi mandami un sms, oppure loggati con Skype… il mio nick è parakul68, vado a postare un clip su Youtube… See you later!». Riflessione sconsolata della mamma: «Una volta si diceva solo: Mamma che palle!». Altra vignetta, questa volta di Migneco e Amio. Due ragazzi. Lui dice a lei: «Ieri ti ho cercata su Google». Lei: «E invece ero a casa di Gianna». Vignetta di Maramotti. Padre dà la buonanotte alla figlioletta che ha appena messo a letto (lei ha il computer poggiato sulle ginocchia): «Buonanotte… Se hai bisogno di un bicchier d’acqua mi trovi su www.cameradeigenitori.it!». Ma l’allarme generale lo lancia la Gialappa’s Band con una splendida (a suo modo geniale) lettera aperta al popolo degli sms. Eccola: «Amc di Smmrnd, ma sprtt amch d Smmrnd, the “msg 4 u” è: basta, non se ne può più! Ci avete sfinito con i vostri messaggini (sms, mms, msn…) fatti solo di consonanti: cmq per dire “comunque”, tt per dire “tutto” e xk per dire “perché”. Anzi: ci avt prpr frntmt i cgln!!! Che fine farà la nostra lingua? Non solo quella aulica di Dante e Manzoni, ma persino quella più prosaica e vernacolare di Totti e Di Pietro? Dobbiamo rassegnarci a tentare di decifrare comunicazioni più simili a codici fiscali che a frasi di senso compiuto?! Ebbene no: riprendiamoci la lingua, e quindi le vocali». DALLA PARTE DELLE VOCALI La difesa e l’elogio delle vocali è il cuore politico (ma sì!) della lettera aperta della Gialappa’s: «Perché le vocali (forse non ci avete mai fatto caso) sono calde, prorompenti, esprimono gli stati d’animo: sono le gioie e i dolori. Mentre le consonanti sono fredde, meccaniche, e capaci solo di esprimere pensiero, astrazioni». Con foga da comizio la Gialappa’s continua: «Le vocali sono tipiche dell’uomo (non è un caso che la parola uomo contenga 3 vocali e una sola consonante); mentre le consonanti sono tipiche del robot (3 consonanti e 2 vocali, e non sarà un caso nemmeno questo)». L’elogio delle vocali diventa l’elogio dei sentimenti: «Provate un po’ a pensare che suoni emettete, istintivamente, quando provate dolore (“ahia!”, “ohiohi!”, etc.), e quando vi divertite (“ahahahah!” e “wow!”, che si scrive così ma si pronuncia “uau!”); quando ce l’avete con qualcuno (“aòh!” se siete romani, “uhei!” se siete milanesi) e quando siete piacevolmente sorpresi (“oeuh!”, oppure “ahàa!”); per non parlare, poi, dei suoni che fate quando trombate (se all’acme del piacere emettete consonanti siete dei veri pervertiti; oppure avete bisogno di un buon logopedista…)». Negli anni Cinquanta e Sessanta l’italiano lo salvarono Carosio, Bongiorno, la Berti e Liala. Ora l’italiano (almeno dagli sms) lo sta salvando la Gialappa’s Band. Antonio D'Orrico 03 settembre 2008 August 26 si riprende.. o no? partiamo dalla scienza ''secondo me l'uomo non sarà mai in grado di
modificare geneticamente un organismo in sicurezza, e saremmo troppo
idioti a pensare che si può giocare con la genetica senza ripercussioni
negative sulla natura'' ''giocare'' con la genetica è come giocare con le particelle subatomiche.. tra l'altro non so se lo sapete ma al cern avevano tentato di creare un nano black hole con la collisione di due atomi pesanti.. se ricordo bene Au. chissà come è finita .. ce lo diranno?? divulgherebbero lavori poco etici ma ''interessanti'' dal pdv scientifico? ecco perchè non darei mai in mano il governo di un paese nazione a scienziati.. (c'è una filosofia che dice che il mondo sarebbe migliore se governato da scienziati.. ).. gli scienziati lavorano per curiosità o perchè spinti da ricchi visionari.vorrei dire un ultima cosa che non centra con la genetica ma con la R&S ricerca e sviluppo dei Farmaci.. (ve lo posso dire perchè sto studiando un corso.. chimica farmaceutica applicata). cito testualmente dal plico fornito dal professore. nei paesi sviluppati solo 1/4 dei F prescritti contengono p.a. estratti da piante. questo dato è rimasto costante recentemente. sulla terra esistono più di 600000 specie vegetali ma solo meno del 10% di esse è stato studiato dal pdv chimico/farmacologico. ovviamente, con un aumento della ricerca in questo settore la probabilità di arricchire l'armamentario terapeutico è molto alta. ma nei paesi sviluppati/industrializzati è in DECLINO l'interesse verso questo approccio. motivo? poco remunerativo. è invece molto vivo nei paesi del 3°mondo. ......................... agli umani interessa più il guadagno che utilizzare la natura come è stata creata. questo avviene in tutti i campi.. nel caso da me riportato è quindi più interessante creare farmaci da zero piuttosto che scoprire p.a. che la natura ci fornisce. sono convinto che la natura nella sua immensità fornisca tutto all'uomo. ci stiamo snaturando.. e con noi portiamo verso l'artificio il mondo intero
|
Benvenuto nel mio Spaces!
erika micarelliwrote:
Ciao Dave
come richiesto...eccomi qui a farti una visitina!!!!
Bel blog!!!!
Ci becchiamo in OSW!!!!
Ciaooooooo
Sept. 13
????
wrote:
Chi sono???? non te lo dirò mai!!! Prova a indovinare: sono piccola, traballo mentre cammino e quando ti vedo non so dire altro che babababa.
indovinato?Ma zio sono Asia!!!
June 1
big bearwrote:
ciao mitico gigi , complimenti per lo spaces , quando andiamo a farci un fusto di guinnes ad acqui ?
..chi sono? ....l'unico gobbo buono non è quello morto , ..è carlito
May 22
Sabrinawrote:
ciao dave! bel blog, mi piacciono molto i video! ;) ci vediamo a milano!!!
Apr. 2
Marcowrote:
ciao Davide ho fatto un giro nel tuo spaces,molto ben fatto complimenti........se ti chiedi chi sono......eccomi:nome in codice......irish o socio doriano in OSW.........eccomi svelato!! quando vuoi sei il benvenuto anche nel mio spaces........un saluto by Marco
Mar. 21
|
|||||||||||||||||||||||||
|
|